Arti
marziali del Sud Est Asiatico
Suntukan
Kuntao
La parola Kuntao viene utilizzata per indicare genericamente la pratica marziale nell’area del SudEst Asiatico (Indo-Malesia Filippine)Praticamente è la traduzione di “Kung-Fu” dal cinese.
Suntukan è un termine filippino che definisce il “pugno” come arma da combattimento non strettamente ispirata al pugilato sportivo convenzionale.
Originariamente il Kuntao (Kung-Fu) era un’arte cinese, che subì una grande influenza da fonti indonesiane.
Per esempio, il Ba Gua e il Taikek (Taikek = Tai Chi Chuan trasmigrato sia a Taiwan sia nelle isole indo-malesiane) furono sintetizzati ed influenzati principalmente dal contatto con stili di Sumatra, della parte occidentale di Giava e in tutto l’arcipelago delle Filippine.
Il Suntukan Kuntao Include concezioni relative agli stili interni, mantenendo tutti i criteri di un realistico “sporco” combattimento da strada.
William Marino
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Kuntao
La sua Genesi
Kuntao è un insieme di stili, generato dall’incontro-scontro tra le diverse culture con le quali i coloni cinesi vennero a contatto in terre a loro straniere.
L'essenza marziale di queste discipline matura grazie ai flussi migratori che coinvolsero viaggiatori cinesi, a partire dai mercanti fino ad arrivare ai nobili e criminali.
Kuntao, raccoglie quindi, l’eredità delle arti marziali cinesi trasmigrate in gran parte del sud-est asiatico nelle varie località di Taiwan, Singapore, Malesia, Indonesia, Filippine fino a Okinawa.
Va premesso che l’arte marziale cinese è sempre stata ricca di scuole marziali accademicamente sofisticate, sviluppate nel corso dei secoli per essere utilizzate in un territorio ormai pregno di cultura (marziale), all’alba di una civiltà evoluta e centralizzata.
Contrariamente alle loro terre d’origine, i cinesi trasmigranti, dovettero scontrarsi con realtà Filippino–Indo/malesiane, evolute allo stato tribale; con regole di vita organizzate da mere necessità di sopravvivenza in un territorio ancora selvaggio ed ostile come la jungla.
I concetti delle scuole marziali d'origine cinese persero, nelle nuove terre, ogni raffinatezza accademica, mantenendo solo gli aspetti del combattimento più “esasperati”, fondendosi, progressivamente, con le strategie e le logiche degli indigeni in quei determinati habitat.
Come mai si fa riferimento ad un determinato habitat?
Semplice!
...come accennato sopra...
I cinesi sono andati a vivere in terre selvagge, crogiuolo di razze, pirati e…, in mezzo alla jungla!
…non più in un paese più o meno civilizzato come l’impero cinese!
…Quindi, gli emigranti cinesi avevano necessità di cambiamenti come per esempio:
- Utilizzo di arnesi o armi corte e pesanti (tipo Gulok alias machete) adatti per sopravvivere in ambienti tropicali, sostituivano attrezzature ed armi fini e sottili come ad esempio catene, spade, alabarde, nunchaku a tre sezioni o armi lunghe in genere.
- ….trovandosi in un ambiente paludoso e melmoso (il combattimento doveva necessariamente svilupparsi con posture corporali adatte a mantenere l’equilibrio), quindi venivano privilegiate le tecniche di pugno corto e l’uso calci bassi rispetto a tecniche lunghe (vedi ad es. Shaolin quan, Chang Quan, ecc..).
- L’aspetto mentale al combattimento si doveva trasformare
i cinesi concepivano il combattimento attraverso un maturato controllo supremo delle tecniche e delle abilità;
…ma sulla base di queste regole, si trovavano inermi ed impreparati ad affrontare gli indigeni del Sud-Est Asiatico che basavano il loro modo di combattere sull’istinto assolutamente incontrollato, molto simile all’aggressività primitiva o animalesca.
Andrea Stefanelli - William Marino
La Storia recente:
Come in gran parte dell’Oriente, anche le pratiche del Silat e Kuntao furono proibite dai colonizzatori; permettendo solo l’esposizione di tali maestrie, attraverso la danza e rappresentazioni teatrali (un esempio simile lo possiamo trovare anche dai nostri carretti siciliani quando narrano di faide e duelli all’ultimo sangue).
Quindi è un grande errore pensare al giorno d’oggi di andare in quei Paesi per trovare contenuti storico/tecnici originali, di alto livello e di semplice fruibilità.
Di fatto è molto più probabile ritrovare valori e contenuti negli insegnamenti di famiglie emigrate/esiliate che hanno vissuto in un’Indonesia di cinquanta/cento anni fa.
Vari sono stati i fattori che hanno progressivamente indebolito le diverse arti marziali quali Kuntao e Silat.
- Dopo la cacciata dei Coloni (soprattutto Olandesi a partire dal 1950) e con la formazione dei Governi Nazionali, qualsiasi espressione culturale e marziale forestiera, venne scoraggiata;
come conseguenza i cinesi ripresero il Kuntao in forma privata o comunque non palesemente divulgata.
Andrea Stefanelli – William Marino
Definizione e origini storiche:
La parola Kuntao contempla molteplici simbologie e significati.
Una prima lettura interpreta gli ideogrammi “mano-chiusa” e “arte”.
Secondo l’antica pronuncia della regione di Hokkien (o Fujian) corrisponde al mandarino chuan fa e al giapponese kenpo.
KUNTAO acquisisce quindi, il significato di “via del pugno”, dunque di pugilato nella sua accezione più ampia.
Per altri, la parola significa invece mano chiusa o Chuan Shu (pugno libero), più legata forse al semplice concetto di rissa o scontro.
Un’ulteriore definizione indica la semplice traslitterazione o traduzione dal termine Kung-Fu trasmigrando dalla Cina a nuove Terre.
Sembra che il termine Kun-Tao sia stato coniato precedentemente all’utilizzo di termini come: Wu Shu, kung fu o Gong Fu.
Ecco altre esposizioni scritte e matrici di varie Scuole: Kuen Tao, Kuen Dao, koon touw, Kuntaw, Hok Kuntao, Ngo Cho Kun Tao, Tat Kuntao, Wu Kuntao, Rossi Kun Tao, Kuntaw Lima-Lima, Kalasag Kuntao Silat, Kuntao Silat De Thouars, Kuntao Among Suntukan Kuntao, Silat Kuntao, ecc…
Altra definizione di kuntao
Koen = pugno Tao = sentiero,via.
A livello di traduzioni l'unico un po' fuori dal coro, ma sempre e comunque vicino alla prima ricerca è un maestro cinese dal nome Liem Yoe Kiong.
Liem Yoe Kiong afferma che la parola Kuntao proveniente dalla provincia di Hokkien non corrisponde a definizioni come "difesa personale" perchè se tradotta nel cinese ufficiale Kon Yu diviene "Djuen Tho" che significa solo pugno...mentre "self defence" sarebbe traducibile con "Djuen Su" (conoscenza del pugno).
Liem Yoe Kiong aggiunge inoltre che prima in indonesia la parola kuntao era molto più diffusa.
..solo che a causa del nazionalismo imperante nel 1950 e che raggiunse l'apice nel 1970 con il dittatore Suharto, la parola kuntao cadde in disuso a favore della parola Silat.
Andrea Stefanelli – William Marino
Strategie e provenienze del combattimento Kuntao
kuntao = combattimento da strada-rissa o pugilato che dir si voglia, trasliterazione dalle varie pronunce a seconda della zona della Cina: Chuan Tou, KunTao, KunTau o Cuntao, eccetera....
L’identificazione tra Tai Ji e kuntao...., il maestro Willem Reeders conosciuto anche con il nome cinese di Liu Seong (essendo mezzo cinese e mezzo olandese....addestrato dallo zio, cinese di razza pura) afferma che marzialmente parlando Tai Ji e kuntao sono sinonimo della stessa Arte, in quanto si tratta di uno stile sia duro sia morbido e sviluppa potenza esplosiva da qualsiasi posizione, a corta e a lunga distanza.
Il Tai Ji è l’origine che realizza le fondamenta dei movimenti , definendo il kuntao come l'evoluzione estrema del Tai Ji, arrivando per questo a chiamarlo Controlled Insanity (follia controllata)”.
E’ importante ricordare che Tai Ji Quan nasce dal Generale Chen Wangting come addestramento per i soldati arruolati dagli Imperatori della Dinastia Ming e successivamente Ching-Manciuria.
Una delle forme di Tai Ji Quan più reali per il combattimento la troviamo nell’Isola di Taiwan; guarda caso Taiwan forma una retta geografica tra Hokkien (oggi si chiama Fujian), le Filippine per finire in Malesia/Indonesia.
In Cina nella provincia del sud di Hokkien, esisteva questo stile Kun Tao Hokkian Siauw Lim, il sistema ha assunto poi il nome di Partay Thay Kek koen una volta trasmigrato in Indonesia e in Olanda.
La traduzione di questo stile data dai suoi praticanti il cui capo scuola è cinese e non indo-olandese come qualcuno vuole attribuire l’originalità del termine alla famiglia De Thouars.
Quindi a quanto pare, le scuole si sono sovrapposte sulla definizione di Tai Ji Quan = Thai Kek Koen.
Maestri di stili ibridi Cino-SudEstAsiatici (Indonesia, Malesia, Filippine) parlano di Kuntao in termini pratici spiegando lo stile con questa frase "mani cinesi, piedi indonesiani"
...Questo fa capire, a grandi linee, quali siano i pesi e le influenze negli stili di kuntao.
Gli stili cinesi hanno fornito la biomeccanica di base, quelli indonesiani la strategia delle tecniche di piede, dei vari intrappolamenti e dei posizionamenti.
...Cosa abbastanza ovvia...basta pensare alla semplice differenza di terreno tra Cina e Indonesia, Malesia, Filippine...
è ovvio che lo stile locale abbia portato la sua influenza maggiore nelle tecniche di piede..dal momento che questi servono a mantenere l'equilibrio.
Ricorda gli stili di Okinawa trasmigrati e conseguentemente trasformati rispetto alle originali scuole Shaolin; posizioni più larghe rispetto agli stili d'origine cinesi...proprio perchè gli okinawensi combattevano o su barche o sulla sabbia delle loro spiagge.
Ad esempio alcune tecniche di piede, di leveraggio e proiezione tipiche del Pentjak Silat o Silat Kuntao insieme ai jurus (forme) tipiche di quest’arte andranno a sommarsi ai tao lu o kuen originari.
Anche la pragmaticità filippina e indomalesiana, nell'approccio al combattimento lascerà un segno facendo sì che alle tipiche armi cinesi si aggiungano o quelle del patrimonio indigeno rendendo il tutto, se possibile, ancor più crudo, meno raffinato e ancor più pragmatico di quanto fosse in principio.
Andrea Stefanelli – William Marino
...Continua...
WORK
IN PROGRESS
Silat
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