Il
Jeet Kune Do è il risultato degli studi svolti da Bruce Lee sulle
arti marziali occidentali e asiatiche. B. Lee (Jun
Fan Lee) aveva intuito che nelle arti marziali tradizionali, vi erano
delle logiche stonate.
Per stonate si intendono, le incongruenze che nascono tra
lo studio delle forme (Tao lu - Kata - ecc...), e le logiche delle applicazioni
o meglio, la possibilità di utilizzarne i loro concetti con
efficienza nel contesto di un combattimento reale.
Individuate
queste logiche, egli ne ha estrapolato le tecniche più semplici
e che riteneva più efficaci, organizzandone i principi basilari in un sistema chiamato, appunto, Jeet Kune Do.
Roberto Zanotti
Bruce Lee:"....io non insegno karate, perchè non credo negli stili..."
...Va fatto presente, pero’, che dalla morte di Bruce Lee, il Jeet Kune Do, pur crescendo di popolarità, agli occhi di molti, spesso si rivela essere semplicemente un “altro” contenitore di tecniche marziali.
In realta’ B.Lee ha sempre descritto il JKD come un “PRINCIPIO IN COSTANTE EVOLUZIONE” senza mai presentarlo a catalogo di tecniche rigide e schematizzate, enucleate nel conio di una “nuova Scuola Marziale”; ….come, di fatto, viene divulgato oggigiorno dalla maggior parte delle scuole ufficiali.
Dan Inosanto:"....quando Bruce Lee arrivò negli Stati Uniti ebbe l'occasione di allenarsi nello stile Wu di Tai Chi,
nell'Hung Gar, e naturalmente si allenò nella Boxe Occidentale, nella Scherma con suo fratello, e ovviamente nel Wing Chun... "
Il nostro obiettivo è stato quello di capire meglio il Jeet Kune
Do, mediante la traduzionei e le testimonianze dei vari supporti audiovisivi,
direttamente da colui che l'ha concepito: Bruce Lee.
Bruce Lee, nel corso della sua ricerca, come testimonia Dan Inosanto,
ha avuto modo di sperimentare differenti stili, tra cui lo stile Wu di
Tai Chi, la Boxe Occidentale, la Scherma, lo stile Choy Li Fut, e lo stile
da cui egli proviene, il Wing Chun: una panoramica variegata di approcci
al combattimento e allo studio dell'arte marziale.
B.Lee, intervistato,
definisce cosa è per lui l'arte marziale:
"le
arti marziali includono tutte le arti 'competitive': alcune sono diventate
sports, altre ancora non lo sono.
Per me l'arte marziale significa esprimere se stessi onestamente, senza
mentire a se stessi".
Non mentire
a se stessi significa praticare svincolandosi dalle rigità delle
forme e degli stili.
"Using
no way as a way"
Non avere nessuna via come via, il praticante stesso diviene la via. Lo
studio dell'arte marziale inizia dal proprio sé, al di fuori di
ogni schema.
Egli fa così
severamente il punto sulla trasformazione subita dalle pratiche marziali
nel corso del tempo: dall'istruzione orientata alla sopravvivenza, siamo
arrivati alle attività sportive con metodi di allenamento non dissimili
da discipline quali il calcio o il basket.
Un limite
di questo tipo di impostazione, secondo B.Lee, è dato dal fatto
che è l'individuo, durante la pratica a doversi sforzare per adattarsi
al metodo o stile e non viceversa.
Questo tipo di approccio blocca l'evoluzione dell'arte marziale, intesa
a prescindere dallo stile, e va superato.
B.Lee nota
le rigide impostazioni statiche, gerarchiche, canoniche (ed in molti casi
persino dogmatiche) delle arti marziali.
E propone dei principi in grado di liberare le arti marziali da questi
vincoli strutturali.
Infatti il
JKD, come emerge dalle testimonianze riportate, fu da subito concettualmente
e fisicamente incentrato sull'uomo piuttosto che su uno stile o tecnica
utilizzata.
Le coerenze ed i principi che si sviilupparono sin dalla nascita del JKD,
espresse nelle interviste realizzate da Walt Missingham vengono riportate
qui di seguito:
1) "non
avere nessun limite come limite";
2) "assorbi
quello che è utile, rfiuta ciò che non è necessario";
portarsi
fuori dalle gerarchie e dai canoni classici dell'arte marziale, implica
la mancanza di limiti relativi ad uno stile; considerare tutti gli stili
e tutte le arti marziali come una cosa sola, conservando ciò che
si ritiene utile per il proprio addestramento, scartando ciò che
non si ritiene necessario.
concetti
riferiti ai limiti e ridondanze cagionati dal seguire in modo eccessivamente
dogmatico un particolare stile, rompendo con l'approccio tradizionale
alle arti marziali.
Il figlio Brandon descrive il padre come "un insegnante diligente",
ricordando i suoi insegnamenti iniziati appena fu in grado di camminare.
Anch'egli sottolinea l'approccio "senza forma", verso l'arte
marziale. Egli ricorda gli ammonimenti del padre, riguardo all' "utilizzare
ciò che è essenzialmente tuo", personale, nell'addestramento
marziale.
Proseguendo
nell'intervista, B.Lee si riferisce direttamente agli stili:
"Io non credo negli stili. Se gli uomini avessero tre braccia e quattro
gambe, esisterebbero differenti forme di combattimento. Ma fondamentalmente
abbiamo solo due mani e due piedi...".
Egli definisce
gli stili "the gospel truth", ossia un dogma immutabile, vero
ostacolo per l'evoluzione dell'arte marziale.
Tale dogma svilisce l'arte marziale quale "espressione di se stessi,
totale e completa".
B.Lee individua
il pericolo di perdere di vista la realtà delle cose, se si vincola
l'arte marziale a rigidi modelli divulgativi.
Strumenti
di autoconoscenza, quali i tao-lu, kata e kihon, sono potenzialmente fuorvianti
quando vengono estraniati dalla loro funzione di "libro in movimento":
Bisogna interpretare tali esercizi come manuali della biomeccanica del
corpo applicata al combattimento, consultabili con profitto solo attraverso
pertinenti chiavi di lettura.
Senza la necessaria rielaborazione, tali esrcizi diventano delle banali
e schematche rappresentazioni di autodifesa, troppo lontane da situazioni
reali.
Entrando nel merito delle forme combattimento, B.Lee distingue fra combattimento
sportivo e combattimento "with no rules", senza regole, sottolineando
che, relativamente al secondo, è essenziale "addestrare ogni
parte del corpo".
Addestramento mirato ad abituare le varie parti del corpo all'impatto,
senza schemi fissi: in una situazione reale qualsiasi cosa potrebbe dimostrarsi
utile o inutile per la propria sopravvivenza; e, al contempo, una potenziale
minaccia, quindi è importante avere quantomeno la consapevolezza
delle variabili.
B.Lee considerava
l'addestramento fisico molto importante; il suo allenamento personale
comprendeva jogging, allenamento con pesi e vari strumenti.
Una curiosità: è interessante notare che particolari filmati
di allenamento mostrano esercizi molto semplici, eseguiti con potenza
e in un modo apparentemente "sporco", non stilizzato.
Egli affermava
che "non è importante ciò che hai appreso, ma quanto
hai assorbito di ciò che hai appreso"
Sono importanti le capacità acquisite, fisiche ed esecutive (non
estetiche), e non la quantità di nozioni: obiettivo che risulta
raggiungibile più facilmente semplificando il proprio addestramento.
L'arte marziale
nei principi del JKD viene spogliata di tutto ciò che è superfluo e semplificata.
Nella definizione di alcuni aspetti lo stesso B. Lee è in sintonia
con le influenze dei tempi in cui vive: in quegli stessi anni nasce il
Full Contact quale sportivizzazione del Karate per ritrovare necessariamente
lo studio del contatto, e la stessa Boxe Occidentale, dalla quale B. Lee
prende spunto, diviene oggetto della sua ricerca per avvicinarsi alla
realtà del combattimento, avulso da schemi.
Egli definisce le arti marziali:
"Arti
dell'espressione del corpo umano. Devi addestrare te stesso ad esse [...]
ed è meglio addestrare ogni parte del tuo corpo, con continuità
[...] continuando a muoverti. L'idea è come l'acqua del fiume che
non si ferma mai: quindi basta continuare a fluire."
"L'artista
marziale, sia nella tecnica che nell'addestramento fisico continua ad
essere mutevole come l'acqua."
Sicuramente
un'artista marziale che voglia dirsi completo deve tendere a questo obiettivo.
Il suo metodo
di insegnamento
Relativamente
all'insegnamento e all'apprendimento nelle arti marziali, Si-Joo Bruce
Lee nell'intervista ci ricorda che "ogni forma di conoscenza è
autoconoscenza", sottolineando che più che insegnare a difendere
se stessi egli insegna ai suoi allievi un "modo per espimere il corpo
umano" e quindi un mezzo di autoconoscenza.
La sua idea
di artista marziale e di ricerca personale è una sapiente mediazione
tra istinto e controllo, come ci illustra con le sue stesse parole:
"Qui
abbiamo l'istinto naturale e il controllo. Devi combinare i due elementi
[poiché] se hai il primo all'estremo non sarai 'scientifico', se
hai il secondo all'estremo, diverrai solo un uomo meccanico...".
Quindi nell'artista
marziale completo, sia come uomo, sia come guerriero è importante
l'equilibrio tra istinto naturale e controllo, la conoscenza di dove finisce
l'uno e dove inizia l'altro, sia nel combattimento, sia nella vita quotidiana.
L'obiettivo
del JKD riguardo ai colpi, come afferma B.Lee, era di "mantenere
la velocità di un fulmine senza sacrificare la potenza" nei
colpi.
Le immagini
relative ai suoi filmati di allenamento, mostrano tipologie di addestramento
semplici e intense, regolate da principi altrettanto espliciti:
"Colpisci
di pugno quando devi colpire di pugno, calcia quando devi calciare".
può sembrare una frase banale ; ma se andiamo a vedere,
in molte scuole di arti marziali, anche oggi, vengono costruite delle
logiche assurdamente complesse, anche semplicemente per sentirsi diversi,
migliori rispetto ad altri solamente perchè più "evoluti
nella difficoltà".
Il suo, in effetti, era l'aver capito l'importanza di un ritorno alla
semplicità delle azioni, ed un ammonimento al buttare via tutto
quel falso valore aggiunto sormontato da inutili teorie pseudo-logiche
e/o para-filosofiche conseguentemente condite da tecniche astrusamente
macchinose ed iperarticolate.
Nelle riprese,
alcune metodologie di addestramento di B.Lee, mostrano sia l'uso di strumenti
di tipo sportivo (quali il sacco o colpitori) sia addestramento sull'uomo.
Provava le varie tecniche con un bersaglio in carne ed ossa, senza particolari
impostazioni, semplicemente "lanciando" la tecnica.
Le prime hanno funzione meramente aerobica e/o di condizionamento muscolare;
le seconde sono quelle più importanti, poiché creano la
consapevolezza dell'azione e delle sue conseguenze.
B.L. afferma
l'importanza di un approccio consapevole al combattimento, avulso da schemi
o modelli prefissati.
Durante le
sessioni di addestramento con James Coburn mostrate nel video, la voce
di B.Lee descrive i fondamenti dei colpi di pugno.
Mentre Wall esegue i jab, B.Lee ammonisce di "girare sui talloni
quando si tira il pugno" di modo che il pugno "arrivi con la
potenza di una o dell'altra gamba".
Nell'intervista, B.Lee spiega il corretto atteggiamento fisico e mentale
del colpire di pugno:
"Quando
colpisci di pugno devi metterci tutta l'anca, far 'schioccare' le mani
e mettere tutta la tua energia: esso deve diventare un'arma.".
E' importante
anche considerare il contesto storico in cui B.Lee espone queste idee,
che rivoluzionarono il modo di concepire l'arte marziale dell'epoca.
Egli fu il primo a rompere gli schemi e a introdurre metodologie moderne
nell'addestramento marziale.
Soprattutto, vale la pena di recuperare la ricerca di B.Lee :
La Semplicità.
...forse il concetto più importante che emerge dai commenti delle
sessioni di addestramento con J. Coburn è aumentare la consapevolezza
della tecnica, e dell'azione che si compie mediante strutture semplici.
"Per
colpirmi devi muoverti verso di me": così la voce di B.Lee
introduce l'argomento footwork, aggiungendo inoltre che l'attacco offre
una possibilità di intercetto, qunindi è essenziale evitare
di muoversi "alla cieca".
B.Lee ha
il merito di restituire al movimento dei piedi, studiati all'interno delle
varie forme (kata, tao lu) o delle tecniche, la loro funzione nel combattimento.
A tutto questo
dà una definizione di footwork:
"Il
footwork è intimamente legato all'attacco; l'attacco deve essere
determinato sino a concludersi in un colpo o in una parata.".
Le sessioni di allenamento di James Coburn sul footwork, combinate con
il calcio laterale, illustrano i principi e la ricerca su cui si può basare il footwork:
1) "Il
footwork deve essere sotto controllo, semplice e rapido,
2) "Serve
ad essere "costantemente in movimento, di modo che l'avversario giudichi
male la distanza, e contemporaneamente essere consapevoli della propria
distanza";
3) "Deve
regolarsi a quello dell'avversario, ma non deve trasformarsi in una andatura
troppo ampia e goffa".
Le tecniche
di calcio sono strettamente legate al concetto di distanza e di attacco
dalla distanza. B.Lee scorpora l'attacco in tre fattori:
1) "Raffinato
tempismo";
2) "Perfetto
giudizio della distanza";
3) "Corretta
applicazione della cadenza";
B. Lee enfatizza
il range delle tecniche di calcio e l'obiettivio dell'attacco dalla distanza:
"Il
primo principio per un rapido attacco dalla distanza, è usare l'arma
più lunga per raggiungere il bersaglio più vicino".
L'addestramento
sui calci è esemplificato dai filmati degli esercizi sul calcio
in affondo eseguiti da B.Lee e James Coburn.
L'attacco
in affondo deve:
1) "Facilitare
un veloce recupero";
2) "Coprire
la distanza con velocità, economia e controllo";
3) "Possedere
un elemento sorpresa: cogliere l'avversario senza guardia, mentalmente
o fisicamente";
4) "Una
volta iniziato deve essere condotto a grande velocità, potenza
e determinazione";
5) "Usare
la portata massima per colpire il bersaglio";
Considerazioni
queste principalmente informate al combattimento sportivo e che presuppongono
inoltre determinate doti tecniche e fisiche.
Infatti, dalle riprese osservate, si evince che certe azioni possono risultare
possibili solo se eseguite da interpreti di una certa capacità:
la velocità e la potenza di B.Lee nell'esecuzione di un calcio
erano e sono inimitabili.
"Bisogna essere senza forma, come l'acqua: se metti dell'acqua in una tazza, essa diviene la tazza, se la metti in una bottiglia diviene la bottiglia [....] L'acqua può fluire, oppure può distruggere...sii come l'acqua, amico mio.".
La Consapevolezza
...Dunque, Bruce Lee, resosi conto di tutte queste adulterazioni storiche, concettuali e filosofiche, iniziò la sua ricerca verso qualcosa che rigenerasse i principi e le funzionalità logiche delle arti marziali.
Da questo punto, selezionò con spirito di ricerca, quello che, all'interno di ogni arte, rimaneva sinceramente vero diretto ed efficace, eliminando tutti quei condimenti superflui e faraginosi pieni di schemi complessi per essere utilizzati realmente.
1964: Nasce una nuova arte marziale?
Continuando a descrivere i motivi che hanno condotto B. Lee sulle sue ricerche, è interessante osservare alcuni eventi che, hanno contribuito ad influenzarlo.
Bruce Lee, alletà di 12 anni, ha iniziato a praticare arti marziali, Wing Chun con il grande maestro Yip Man ; un curioso fatto che forse non tutti ricordano, era anche un campione di ballo.
Figlio di un attore e ballerino dellopera cantonese e nipote di uno zio maestro di Tai Ji Quan.
Questi elementi hanno senzaltro contribuito a creare come forma mentis, una continua e costante ricerca del movimento rapportato con lequilibrio psico fisico.
Non vediamo mai, infatti, movimenti rigidi nella sua figura; al contrario, osservando con attenzione, notiamo che i suoi movimenti sono fluidi e chiaramente, simili ai movimenti degli animali.
Considerazioni di Gilbert L. Johnson (co/realizzatore del 1° libro di JKD)
Debbo far presente che il Jeet Kune Do è unarte incompiuta, unarte che non ha fine.
Bruce la modificava ogni giorno.
Per i 5 tipi di attacco, ad esempio, aveva cominciato con la tecnica dellimmobilizzazione della mano.
Poi la modificò, perché si rese conto che può essere applicata, oltre che alla mano, anche al braccio, alla gamba e alla testa.
Unosservazione molto semplice, che indica i limiti che si pongono quando si vogliono etichettare determinati concetti.
Il Jeet Kune Do non ha limiti.
Non ha uno stile, una base.
Tra forza e velocità, o tra precisione e calci, o tra pugni e distanza non esistono confini molto netti, reali.
Ogni fase del movimento condiziona le altre.
Le distinzioni servono solo a rendere più facili, più comprensibili i concetti.
Il JKD non ha limiti ben definiti, salvo quelli che tracciate voi stessi.
tratto da: Tecniche segrete di B. Lee B.L-M.Uyehara
2°trattato p.109
* Anche i campioni avevano paura di incontrarlo (B. Lee) perché conoscevano la sua prodezza nelluso delle mani.
Nelle foto 1 e 2 Lee dimostra la sua velocità....
tratto da: Tecniche segrete di B. Lee B.L-M.Uyehara
3°trattato p.100
Il significato della parola marziale è guerresco.
Non stiamo giocando; è la vostra vita o la sua.
E dato che avete soltanto una vita, abbiatene cura nel miglior modo possibile.
Quando trattate le arti marziali come se fossero uno sport, stabilite delle regole che le indeboliscono.
Quando cercate di essere troppo civili, vi frenate per paura di ferire lavversario e anche questo può indebolire le vostre tecniche difensive.
Molte pratiche di combattimento che in seguito sono divenute sport, stabiliscono delle regole che proibiscono particolari tecniche pericolose per i combattenti.
tratto da: Tecniche segrete di B. Lee B.L-M.Uyehara
4°trattato p.14
Lattacco deve essere semplice e diretto.
E pericoloso lanciarvi in attacchi complicati compositi, perché in questo modo date al vostro avversario molte possibilità per fermarsi e colpire.
4°trattato p.115
Si deve imparare ad usare entrambe le mani ed entrambi i piedi.
Se mettete in mostra unoffensiva su un solo lato, permettete allavversario di rispondere più velocemente dato che la zona su cui deve concentrare è limitata.
4°trattato p.118
Evitate di usare attacchi compositi.
4°trattato p.119
Una regola importante è non utilizzare tecniche complicate...
tratto da: Tecniche segrete di B. Lee B.L-M.Uyehara
4° trattato p.32
Il diretto sinistro è un colpo molto potente quando viene tirato in maniera corretta.
Pag.33- Per migliorare la vostra capacità di tirare pugni con la mano sx, allenatela costantemente con il sacco pesante finché non è divenuta abile come laltra mano
Tratto da: Jeet Kune Do il libro segreto di B. Lee
POTENZA p.44
Risulta precisa soltanto la manovra eseguita dallatleta che non perde lequilibrio.
La base, il corpo dellatleta deve essere tanto forte da rimanere bilanciata perfettamente.
Un po' di critica... in fin dei conti...nessuno é perfetto
Le Incongruenze:
tratto da: Tecniche segrete di B. Lee B.L-M.Uyehara
1° trattato p.36
* DIFESA CONTRO UNA PRESA AL PETTO:
....Laggressore afferra il petto di Lee con la mano sx e cerca di colpirgli i genitali con il ginocchio.
Lee gli blocca il ginocchio con la mano sx.... (sfido e faccio scommesse con chiunque voglia rischiare mano e genitali cercando di parare una ginocchiata grazie al bloccaggio eseguito con mano)
1° trattato p.89
* DIFESA CONTRO UN COLTELLO:
Laggressore si avvicina a Lee con un coltello, Lee lo colpisce al polso con un calcio facendogli cadere larma (?!? quante possibilità avrà una persona normale di non tagliarsi la gamba?!?... e poi con cosa potrà scappare se per caso non gli fa cadere il coltello ed il coltello stesso tagliasse la gamba?!?)
tratto da: Tecniche segrete di B. Lee B.L-M.Uyehara
2° trattato p.28
* ...B.Lee destro per natura, adottò una posa non ortodossa, perché credeva nel fatto che la mano ed il piede più forti dovessero fare la maggior parte dellazione. ( ma abbiamo visto che in tante altre interviste dice esattamente il contrario ed anzi! diffida ad usare solo una parte del corpo con una guardia esposta troppo in linea!!)
2°trattato p.100
* Il pugno diretto non è un colpo finale ma un mezzo per giungere ad un fine.
Non è un colpo potente che metterà a Knock-out il vostro avversario immediatamente, ma è il pugno più famoso del JKD....
2°trattato p.104 (è di fatto un montante alto che mette la postura del corpo in una posizione precaria, se non si è più che convinti di ottimi risultati e si pensa di doversi ricomporre per tirare altre tecniche.... lascia il tempo che trova...) *Usate la mano attiva e dominante più per la velocità e quella posteriore per la forza ( ma allora che senso ha la guardia dx?)
2°trattato p.120
Nel combattimento, raramente avrete la possibilità di usare il calcio frontale. (...personalmente so che è il calcio più sicuro, veloce e potente)
Tratto da: Escrima-Arnis-Kali di R.Bonomelli
Essere pronti a tutto p.37
...Molte tecniche apprese in palestra risultano inapplicabili: alcune perché troppo complesse... (ma, allora perché le impariamo? Perché si deve perdere tempo in studi inutili!?)
tratto da: Tecniche segrete di B. Lee B.L-M.Uyehara
3° trattato p.12
La destrezza nel movimento è molto importante quando si combatte.
E fondamentale basarsi su di essa per lattacco, per la difesa, per ingannare lavversario e per conservare lenergia.
E la vostra abilità a muovervi e quindi a usare il gioco di gambe che stabilisce la distanza che cè tra voi e lavversario a favore del proprio.
Il vostro attacco e la vostra difesa possono basarsi sullo schema con cui lavversario avanza ed indietreggia.
ecc...seguono concetti per diverse pagine e riprendo a pag. 19:
Se state affrontando un avversario che usa una tattica difensiva ed ha un buon senso della distanza...
...e segue a pag. 119:
Quando due combattenti ugualmente abili e veloci si affrontano, il requisito principale per avere la meglio non è la velocità.
Quello che attacca per primo è molto avvantaggiato, ma è molto più avvantaggiato quello che sa spezzare il ritmo dellavversario.
Anche se usate i guantoni pesanti...
...e prosegue nel 4°vol. a pag.40 dicendo:
Un combattente deve sempre usare il colpo giusto al momento giusto.
Per usare i colpi giusti, deve studiare lo stile dellavversario da diverse angolazioni; le sue tattiche e la sua scelta dei tempi.
...e segue a pag.115
Per ottenere una velocità maggiore cé bisogno delle seguenti cose:(1)esercizi di riscaldamento che riducono la rigidità muscolare....
Tratto dalla 1° opera divulgata in Italia (Ed. Mediterranee del 1975 Jeet Kune Do - il libro segreto di B. Lee).
tratto da: Tecniche segrete di B. Lee B.L-M.Uyehara
4° trattato p.32
Il diretto sinistro è un colpo molto potente quando viene tirato in maniera corretta.
Pag.33- Per migliorare la vostra capacità di tirare pugni con la mano sx, allenatela costantemente con il sacco pesante finché non è divenuta abile come laltra mano
B.Lee non aveva concepito un arte da autodifesa ma da vero combattimento da strada, oggi si potrebbe tranquillamente parlare di Street fighting.
infatti, i suoi allenamenti e riscaldamenti, impressionantemente rigorosi, erano i medesimi allenamenti di atleti agonisti di alto livello di qualsiasi arte marziale.
B.Lee era atleticamente molto preparato sia in guardia destra che guardia sinistra; inoltre, si possono osservare le sue notevoli doti acrobatiche per distinguerlo da qualsiasi semplice atleta.
...e finisco la ricerca delle sue istruzioni con il rif. a pag.116 che scrive:
Per diventare campioni ci vuole una buona attitudine mentale nella preparazione....
In queste asserzioni, si può constatare come Lee facesse riferimento a logiche di combattimento prettamente da incontro sportivo;anzi, per essere più precisi, B.Lee cita costantemente tecniche riferite ad antagonisti competenti ed esperti di arti marziali, nonostante gli insistenti riferimenti al combattimento da strada.
Probabilmente i suoi punti di riferimento allora, erano rivolti a sfide provocate da altri competitori sportivi che, per quellepoca potevano rappresentare un metro di confronto e di paragone nel combattimento ed autodifesa.
Non si deve dimenticare che negli anni 60/70 in America, nellanimo di molti, sportivi o meno..., era insita lidea della sfida o duello (tipica mentalità americana)per valutare quale fosse la scuola o corrente marziale più valida.
Ho voluto sottolineare questi punti, perché oggi si vive un diverso concetto dellautodifesa o del combattimento da strada.
Oggi, perlomeno in Europa (ma credo che sia così in tutto il mondo), nella malaugurata ipotesi di doversi imbattere realmente in uno scontro da strada; sicuramente, non si ha il tempo necessario per osservare tutte le possibilità dei vari giochi di gambe sia personali che quelli di un presunto avversario.
Con molte probabilità (perlomeno in Europa) ai giorni nostri, i nostri presumibili aggressori sono persone malfamate ed incattivite dalla vita; dove verosimilmente non si tratta di persone addestrate in palestra, bensì di gente che, magari, è diventata maggiorenne a calci in faccia da un padre ubriacone, una madre prostituta, con dei probabili fratelli che presumibilmente gli hanno insegnato come usare al meglio un collo di bottiglia e si sono allenati tutti i fine settimana tra un arresto ed una rapina.
Gli scontri da strada comprese le risse (se parliamo di quelli veri!), scientificamente e statisticamente non durano oltre i 15 Max 20 secondi, (invito tutti i Maestri a consultarsi con i loro allievi che di mestiere fanno parte dei vari corpi di polizia); dopodiché uno dei due o più contendenti è sicuramente messo in stato di debilitazione.
Questa mia premessa che avvia la conclusione, vuole portare alla luce altri particolari che, secondo il mio punto di vista, potrebbe essere la giusta prosecuzione del grande lavoro iniziato da B.Lee.
Il grandissimo merito di B.Lee è stato quello di rompere gli schemi, perché gli schemi stessi avevano ottuso lintelligenza del vero, vivo e reale combattimento improvviso.
Anche se può sembrare banale ripeterlo, ogni scuola si era trincerata dietro i loro schemi vetusti ed impoveriti di reali prove del fuoco, magari arricchiti solamente di concettualità e di gadget per rendere più attraente una scuola piuttosto che unaltra.
Oggi, Se B.L. fosse ancora vivo, sarebbe un buon sessantenne; e con molta più saggezza maturata sulle spalle.
Avrebbe tenuto conto di tanti nuovi ed altri fattori che sinnescano nelle azioni di combattimento spontaneo.
Per esempio, durante unaggressione per strada, non si ha il tempo di scaldarsi i muscoli; soprattutto, come non si ha il tempo a disposizione per studiare le tattiche di un avversario che con molte probabilità non ha nemmeno delle tattiche o tecniche da schematizzare, ma solo tanta rabbia e tanta paura... e proprio per questo è molto più imprevedibile di qualsiasi Fighter pofessionale.
Oggi, per merito e a causa della nostra grande passione per le arti marziali, rischiamo di ricadere nei medesimi errori commessi fino agli anni 60 dai nostri maestri predecessori.
Ho sentito una bellissima esclamazione di un grande Maestro che conferma, nonostante i suoi 50anni, la sua ancora viva e grande passione; e con spirito di ricerca dice:
Nonostante abbiamo ormai 20/30 anni di esperienza nelle arti marziali...; siamo ancora alla ricerca del colpo particolare o di quella mossa che appartiene a quellarte marziale nascosta chissà dove.... come se non conoscessimo mai abbastanza.
Queste frasi riempiono di onore e dovrebbero diventare il motto di ogni sincero studioso.
Queste frasi ci devono invitare anche a stare attenti ed aprire gli occhi sui rischi di cadere nei tranelli (forse sarebbe meglio definirli specchietti per allodole) creati e realizzati dai grandi Businness-Men che costruiscono i loro castelli ed imperi economici delle arti marziali, grazie a nuove e continue strategie di marketing.
Per ritornare ai combattimenti da strada e allefficacia dellarte marziale, possiamo leggere tra le righe le premesse che comunque B.Lee stava già tracciando su queste linee:
-Tecniche semplici.
-Preparazione mentale all'imprevedibilità delle azioni.
-Fluidità.
-Nulla può essere assoluto.
-Grande puntualizzazione sull'equilibrio.
-Il pericolo di omogeneizzare pressantemente e standardizzare con rigidità metodologie di apprendimento, se da un punto di vista creano livelli genericamente buoni, dallaltro appiattiscono le facoltà personali di potenziali.
-...E poi, a quanto pare cera un grande segreto; un segreto che ha sempre contraddistinto tutti i grandi uomini:
fare delle proprie debolezze dei punti di forza.
Riporto un interessante articolo apparso sul N°48 di Budo International del Gennaio 2002:
...Una Mattina, mentre B.Lee faceva colazione con il suo amico e discepolo Joe Hyams, simbatterono su una conversazione riguardo alle limitazioni del corpo umano.
Agli occhi di Hyams, Bruce Lee era nato con delle abilità naturali per le Arti Marziali.
Un campione, un fisico perfetto; tuttavia Bruce scoppiò a ridere.
Ti dirò una cosa che pochissimi sanno - gli confidò Bruce -. Sono diventato un artista marziale nonostante le mie limitazioni.
Probabilmente non ti sei reso conto, ma la mia gamba destra è circa due centimetri più corta della sinistra.
Questo difetto mi obbligò ad assumere la migliore posizione per me... ossia con la gamba destra in avanti.
Poi, scoprii addirittura che, avendo la gamba destra più corta, avevo un vantaggio con determinati calci, dato che un passo diseguale mi dava un impulso maggiore.
Inoltre uso lenti a contatto perché sono miope; fin dalla mia infanzia ho avuto problemi alla vista, il che significa che quando ancora non usavo le lenti, mi costava molto vedere loppositore, se questo non mi era vicino.
Al principio cominciai a studiare Wing Chun, perché era un sistema ideale per il combattimento corpo a corpo.
Accettai le mie limitazioni per quello che erano e ne trassi profitto.
Invece di tentare di fare bene tutto, quello che conta è perfezionare le cose che uno è in grado di fare: questo è il segreto.
Personalmente ho intrapreso gli studi del JKD per non essere più vincolato a catene concettuali - per approfondire con spirito di ricerca, quali direzioni evolutive intraprendere e quali rami secchi tagliare - per vivere levoluzione di unarte marziale che sia libera di utilizzare il nettare di ogni stile e scuola - dove le forme, formalità ed i concetti non siano più importanti e prevaricanti rispetto le sostanze
- dove si è sempre pronti a rimettere in gioco e in discussione:
* qualsiasi cosa che non funziona per davvero,
* qualsiasi cosa che non è per davvero ne utile ne necessaria,
* qualsiasi cosa che non è per davvero reale,
...E nel mio pensiero, vedo rispecchiate le medesime esigenze che hanno mosso il M° Bruce Lee ad iniziare il suo cammino di ricerca.
Palestre ARDES Milano Sport Arti Marziali Tai Chi Chuan Da Cheng Chuan Pa Chi Chuan Kung Fu Sanda JKD Kuntao Kali Escrima Arnis Silat Combattimento interstile autodifesa antiaggressione savate pugilato boxe thai boxe kickboxing sanshou Jeet Kune Do Difesa Donna Antiaggressione Femminile Autodifesa Femminile